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Internet, Google e la privacy: sapere per difendersi

Quest’estate su Repubblica è apparso un articolo che raccontava come Google raccoglie, conserva e utilizza per il proprio business i dati di tutti gli utenti che usano i suoi innumerevoli servizi, spesso all’insaputa degli utenti stessi. Più dati, più efficacia nelle sue soluzioni pubblicitarie e più soldi; questo il meccanismo che sta alla base di Google.

L’articolo cita una ricerca dell’università di Berkeley secondo cui Google è ad oggi in grado di controllare i movimenti dell’88,4% degli utenti in tutto il mondo, grazie ai suoi siti come Google e YouTube, e ai suoi servizi come Google Analytics e Google AdSense, ora Rete Display.

Google si difende utilizzando soprattutto due argomenti: i dati raccolti non vengono associati a delle persone fisiche e ogni utente ha la libertà di impedire il tracciamento e la raccolta dei propri dati. Il primo argomento appare facilmente confutabile; nello stesso articolo di Repubblica viene spiegata la prova che non sia cosi; un software per il tracciamento dei dati sulla navigazione degli utente può facilmente associare quei dati a un nome e un cognome ogni qualvolta quell’utente, durante la navigazione, fa un accesso a un profilo internet personale, come quello su Google stesso, o su Facebook o su qualsiasi altro sito, in cui deve immettere i propri dati personale, tra cui nome e cognome.

Il secondo argomento invece è difficilmente confutabile, anche se è evidente che solo gli utenti più avanzati sanno come fare per evitare la propria schedatura, mentre per gli utenti comuni o quelli che non conoscono bene i meccanismi della rete, è ben difficile che Google li avvisi adeguatamente sul loro essere profilati e li erudisca su come evitare il tracciamento.
Nell’articolo di Repubblica si parla anche di rapporti poco chiari e inquietanti tra Google e i servizi segreti americani.

Ma il problema non è solo di Google. I software per raccogliere i dati degli utenti e associarli a un nome e un cognome, sono usati anche da molte altre aziende che operano online, Facebook in primis. Il business dei database e della vendita di dati profilati fa girare miliardi di dollari. Sempre nell’articolo viene citata un’inchiesta del Wall Street Journal che dimostra come navigando sui 50 siti internet più famosi degli Stati Uniti, il computer è preso d’assalto da 3.180 files che servono alla profilazione dell’utente: cookies, flashcookies e beacon.

E allora cosa è importante? Sapendo che viviamo in un mondo in cui talvolta l’uso e la raccolta di dati altrui non sono sempre di per sé negativi ed sono talvolta necessari per poter usufruire di determinati servizi, e non solo su Internet.  

E’ importante innanzitutto sapere; sapere se, quando e come si è schedati e sapere che molte aziende online fanno soldi con i nostri dati, senza averceli pagati, anche se il loro motto è “Don’t be evil”, non essere cattivo.
In secondo luogo è importante, nel caso non si voglia acconsentire all’utilizzo dei propri dati da parte di terzi, conoscere gli strumenti per evitarlo il più possibile, o per impedirlo, laddove è possibile. Ogni tanto, magari sui siti che si visitano di più, sarebbe bene chiedersi: mentre io navigo e uso questo sito, vengono raccolti miei dati? Come? Per quanto tempo? e magari informarsi sulle possibilità che si hanno, proprio su quel sito, di impedire la raccolta di questi dati.

Poi ci sono alcune piccole azioni che possono aiutare a salvaguardare maggiormente la propria privacy online, come cancellare i cookies il più spesso possibile, non dare il consenso all’uso dei nostri dati quando ci viene richiesto, se proprio non è necessario, disattivare le funzioni di raccolta dei propri dati quando sono disattivabili, come per esempio la cronologia web di Google che segue e cataloga tutte le ricerche degli utenti, servirsi di software che proteggono l’identità del proprio indirizzo IP e del proprio browser, seguire ed eventualmente contattare enti e associazioni che difendono la privacy degli utenti online, come per esempio Privacy International, e magari scegliere i siti su cui navigare anche in base al rispetto che essi dimostrano della nostra privacy.
L’attenzione per la privacy e per l’utilizzo dei propri dati da parte di alcuni siti internet è un aspetto importante non solo per gli utenti, ma anche per le aziende, in quanto lo stesso trattamento con cui si usano i dati degli utenti viene riservato anche ai dati aziendali, e anche per l’azienda il quando e il come vengono utilizzati i propri dati sono aspetti cruciali cui si dovrebbe fare molta attenzione.

Matteo Giovanelli

Milano, 15 ottobre 2010

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